Nel clima del fervido spirito coloniale che investe in questi anni la società eritrea, primo possedimento italiano in Africa (1890) ed avamposto nell’impresa di affermazione dell’impero fascista al di là del Mediterraneo, le fotografie di Mario Lanfuti Baldi (1908-1980) ci riportano ad atmosfere e ricordi che toccano profondamente alcuni stati dello spirito e della memoria. 
Il porto di Massawa detta la “Porta dell’Impero”, centro di un’attività frenetica di trasporto di cose e di persone che coinvolge in questi anni 350 mila uomini, viene fotografato senza fragore, nella sua semplice liricità, privo di elementi caratterizzanti che evochino lo spirito coloniale o rimandino all’immagine del mondo esotico che tanto aveva affascinato generazioni di pittori e letterati dalla seconda metà dell’Ottocento. La presenza italiana è testimoniata da frammenti, piccoli accenni come i nomi della nave “Lombardia” o Pietra Ligure o un accidentale manifestino con la scritta Viva il re l’imperatore.    

 Le immagini del porto quasi in trasparenza ci fanno immergere in un’atmosfera di luci e giochi d’acqua dove le imbarcazioni si stagliano nette all’orizzonte. Lo spettatore partecipa della bellezza di un paesaggio dove sembra che il tempo si sia fermato e si abbia il tempo per abbandonarsi alla contemplazione. Gli scatti evocano ambienti intimisti: uno studio ricercato della luce coglie l’attimo di un’alba o di un crepuscolo. Spuntano navi all’orizzonte che sembrano danzare sulle acque in un gioco di ombre che richiama alla memoria l’Impression. Soleil levant di Monet. L’attenzione rivolta al paesaggio si accompagna ad un’attenta osservazione della società eritrea: alcuni scatti evocano l’aspetto poetico della realtà con immagini di suonatori di strumenti a corda, bambini intenti a lavorare, donne e ragazze sedute che ascoltano il tamburo. Si cerca di ritrarre scene di vita, del mondo arabo o mediorientale, sempre carico di fascino, di esotico mistero e anche di una certa sensualità, per la tendenza romantica a vedere nel mondo esotico un ambiente libero dalle convenzioni borghesi occidentali.
La mostra vuole essere un atto di amore per l’Eritrea, un tributo per una pagina della nostra storia vista con gli occhi di un fotografo, appassionato di un continente che rimarrà un punto di riferimento della sua esistenza.
Sonia Natale, novembre 2010

ERITREA: MASSAWA

Un viaggio della memoria 1935-1938.

​          fotografie di

​Mario Lanfuti Baldi

​                                   1908-1980

ERITREA: MASSAWA

A trip down memory lane 1935-1938
Photography by
Mario Lanfiuti Baldi (1908-1980)



In the years where the colonial fervent spirit was highly intact in the Eritrean society, which was the first Italian colony in Africa (1890) and it was a symbol for the affirmation of the Fascist empire beyond the Mediterranean, the photographs of Mario Lanfiuti Baldi (1908-1980) take us back to the surroundings and the feelings that deeply affect certain states of the mind and the memory.

The port of Massawa, also known as  the "Gateway to the Empire", was the frenetic business centre for the transportation of goods and people, which involved 350 000 men. Here it is photographed without the chaos, only in its simple lyricism, with no distinguishing features that evoke the colonial spirit or remind you of the exotic world that had fascinated generations of artists and writers from the second half of the nineteenth century. The presence of Italy in the region is highlighted by small fragments and little hints such as the names of ships like "Lombardia" or "Pietra Ligure" or a random banner with the words "Long live the King, the Emperor."
The images of the harbour are almost transparent and they take us in an atmosphere of light and water where the boats stand out net in the horizon. As an audience you can be part of the beauty of a landscape where it seems that time has stopped and you have a chance to indulge in contemplation. Through the photographs some cosy environments can be evoked: there is a detailed research for light which allows to capture the moment of a sunrise or a sunset. In the horizon, the ships seem to appear and disapper as if dancing on water in a game of shadows, which is reminiscent of Monet's Impression Soleil Levant. The attention paid to the landscape is accompanied by careful observation of the Eritrean society: some shots evoke the poetic aspect of reality with images of players of string instruments, of young children at work, and of women and girls sitting and listening to the drum. The images are trying to capture scenes of life in the Arab world, which is always full of charm, exotic mystery and even a certain sensuality, in order to highlight the romantic tendency to see the exotic world in an environment free from Western bourgeois conventions.
The exhibition is an act of love for Eritrea, a tribute to a page in our history seen through the eyes of a photographer who had a passion for a continent that will remain a reference point to his existence.

By Sonia Natale 
November 2010

Translated by Alessandra Deswal

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