A lezione di cucito  

testo a cura di Sonia Natale​

 

Molte volte le fotografie parlano, fanno emozionare e coinvolgono a tal punto lo spettatore da farlo tornare in una dimensione del passato, in questo caso  non troppo lontana nel tempo, ma distante dalla memoria collettiva delle giovani generazioni attratte da una cultura visiva multimediale basata sulla velocità delle informazioni e del sapere.  Guardando queste immagini invece, si richiamano alla mente le descrizioni dei crepuscolari, di quell’attenzione ai particolari, a quelle “cose di pessimo gusto” tanto ricercate da Gozzano e dalla sua scuola.  Quella sensibilità sottile, di chi di fronte alle nuove avanguardie del novecento, che inneggiavano alla velocità e alla modernità  si rinchiudeva nel passato come per rimanere cristallizzati in un mondo di pizzi e merletti che rassicurava e non si voleva cambiare.         

Le foto che aprono questa mostra si inseriscono bene in questo contesto, si tratta di nove scatti databili agli inizi del novecento che descrivono le attività di una scuola professionale femminile di Firenze.  Le immagini, che riportano come paternità il tampone della famosa casa fotografica dei Fratelli Alinari, ritraggono giovani fanciulle dedite ad occupazioni consone ad un’ educazione borghese. Gli scatti sono accompagnati da didascalie calligrafiche che riportano i titoli delle materie (lezioni di cucito, disegno, fiori artificiali, ricamo in seta e in oro); attività, che impegnavano le allieve rigidamente abbigliate in bianco con gonne lunghe, camicie che accompagnavano il corpo femminile fino al collo, i capelli raccolti, lo sguardo in molti casi basso per non distogliere l’attenzione dal cucito o da farle sembrare un po’ irrispettose.  Questi volti parlano, sembrano raccontare storie personali, speranze per il futuro, timori, o forse già il desiderio di intravedere una vita da signora per bene in un salotto fiorentino.  Si tratta di giovani privilegiate che possono ambire ad un educazione in un collegio, che possono scegliere di trascorrere il tempo tra le occupazione del cucito e del ricamo lontano dalle dure fatiche dei lavori campestri.

Le stanze sono sobrie con pareti bianche, mobili di legno rustici, le scarpe delle allieve, degli stivaletti di pelle un po’ consulti dall’uso, uguali per tutte.                                                     Si tratta di uno spaccato di una società (quella forse delle nostre nonne) in cui la compostezza della precisione e della regola erano senza dubbio valori da rispettare. Le foto restituiscono un quadro di una società attenta alla divisione dei ruoli, impegnata nella difesa e nel mantenimento dei valori della famiglia, della fede, ed in genere di una moralità e di ideali, che solo con l’impegno, la fatica e  la giusta determinazione si possono raggiungere e far progredire.

Ed è proprio attraverso l’occhio dello studio fotografico dei fratelli Alinari di Firenze forse più famoso d’Italia che queste immagini rimangono fissate nella memoria.

Dall'artigianato, all'arte. La parabola degli Alinari, si svolge fra le botteghe e i laboratori di Oltrarno, popolare quartiere fiorentino, e l'arte, nuova e appassionante, della fotografia.   Sullo sfondo, un mondo che cambia, un secolo che si spegne, un'epoca che se ne va. Il capostipite, Sebastiano, secondo l'uso del tempo nelle famiglie umili, avvia ben presto al lavoro i figli Romualdo, Leopoldo e Giuseppe, avuti da Scolastica Pagnori. (fr. Alinari) E’l’inizio di un’avventura (1852) che li porterà ad acquisire uno degli archivi fotografici più significativi che testimoniano la storia di questo Paese.

Very often photographs speak for themselves. They inspire and involve the viewer to such an extent as to transport you back into the past, which in this case is not too far back in time, but still distant from the collective memory of young generations that are attracted by technological and multimedial viewing culture based on information, speed and knowledge. Instead, when we look at these images, we are reminded of the description of sunset, of the attention to detail, of those “things of bad taste” so looked out for by Gozzano and his school. That subtle sensibility of those who were faced by the new vanguard models of the 20th century, which hailed speed and modernity, hid itself in the past to remain settled in a world of stitching that provided shelter and safety, which they did not want to change.
The photos in this exhibition are well-fitted to this context. They are comprised of nine photos dated at the beginning of the 1900s, which describe the activities at a professional women’s school in Florence. The images that are owned by the famous photographic company of the Alinari Brothers, portray young girls dedicated to occupations worthy of a middle-class education. The flicks are accompanied by calligraphic explanations that carry the titles of the subjects studied (stitching lessons, design, artificial flowers, silk and gold embroidery); activities that engaged the students who were strictly dressed in white with long skirts, with shirts that covered the female body up to the neck, with their hair tied back, looking downwards in order to concentrate on the stitching and not to make them look disrespectful. These faces speak to us, they seem to tell personal stories, they express hope for the future and the fears or maybe the desire to live the life of a well-to-do lady in a Florentine house. We are talking about young privileged girls who could hope for a boarding school education, who could choose to spend time between stitching and embroidery away from the hardships of work in the fields.
The rooms are sober with white wall and old wooden furniture. The students’ shoes consisting of leather boots, which were worn and torn, were the same for everyone. We are dealing with a sample of society (maybe that of our grandmothers) in which the composure of both precision and rules were definitely values to respect. The photographs provide us with a picture of a society that was attentive to role-play, dedicated to defending and maintaining family values along with faith, and in general of a certain morality and ideals, which could only be achieved and enhanced through hard work and the right determination. And it is all thanks to the attentive eye of the Alinari Brothers’ photographic studio of Florence, maybe the most famous in Italy, that these images remain sculpted in our memory.
From the crafts to the arts; the story of the Alinari Brothers takes place between the boutiques and laboratories of the popular Florentine neighbourhood of Oltrarno, and the new and exciting art of photography. In the background is a world that is changing; a century draws to an end and disappears. The head of the family, Sebastiano, according to the customs of the time within low middle-class families, introduced his sons Romualdo, Leopoldo and Giuseppe, which he had with Scolastica Pagnori, to this work. It’s the beginning of an adventure (1852) that will enable them to create one of the most significant photographic archives testifying the history of this country.

Stitching Lessons
Text by Sonia Natale –

translated by Alessandra Deswal

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fotografia scuola 2: sartoria

Fratelli Alinari AULA DI SARTORIA CON ALLIEVE Firenze 1907 scuola professionale femminile scritta a penna in corsivo in alto: SARTORIA timbro a secco in basso: giglio fiorentino in uno scudo barrato con scritta ALINARI

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